Anselm Kiefer

I Sette Palazzi Celesti 2004-2015

DAL 24 SETTEMBRE 2004

Opera Permanente

L’ingresso alle mostre è gratuito e la prenotazione online garantisce l’accesso prioritario nella fascia oraria prescelta all’installazione permanente di Anselm Kiefer e alle mostre temporanee in corso. I Member hanno diritto ad accesso prioritario anche senza prenotazione.

Concepita e presentata per l’apertura di Pirelli HangarBicocca nel 2004 da un progetto di Lia Rumma, l’installazione permanente site-specific di Anselm KieferI Sette Palazzi Celesti, deve il suo nome ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico Sefer Hechalot, il “Libro dei Palazzi/Santuari” risalente al V-VI secolo d.C., in cui si narra il simbolico cammino d’iniziazione spirituale di colui che vuole avvicinarsi al cospetto di Dio.

Opere di Anselm Kiefer in mostra in Pirelli HangarBicocca a Milano

Le sette torri – del peso di 90 tonnellate ciascuna e di altezze variabili tra i 13 e i 19 metri – sono realizzate in cemento armato utilizzando come elementi costruttivi moduli angolari dei container per il trasporto delle merci. Anselm Kiefer ha inserito tra i vari piani di ciascuna torre libri e cunei in piombo, che, comprimendosi sotto il peso del cemento, garantiscono maggiormente la staticità delle strutture.
Per l’artista l’utilizzo di questo metallo non ha solo un valore funzionale, ma anche simbolico: il piombo, infatti, è considerato nella tradizione materia della malinconia.

I Sette Palazzi Celesti rappresentano un punto d’arrivo dell’intero lavoro dell’artista e sintetizzano i suoi temi principali proiettandoli in una nuova dimensione fuori dal tempo: l’interpretazione dell’antica religione ebraica; la rappresentazione delle rovine dell’Occidente dopo la Seconda guerra mondiale; la proiezione in un futuro possibile da cui l’artista ci invita a guardare il nostro presente.
Dal settembre 2015, cinque grandi tele, realizzate tra il 2009 e il 2013, arricchiscono e ampliano l’installazione permanente di Anselm Kiefer. Il riallestimento, a cura di Vicente Todolí, ripensa e conferisce un nuovo significato al lavoro dell’artista. Le cinque grandi tele – Jaipur (2009); due opere della serie Cette obscure clarté qui tombe des étoiles (2011); Alchemie (2012); Die Deutsche Heilslinie (2012-2013) – sono esposte nello spazio delle Navate che accoglie l’installazione permanente, conferendo un nuovo significato al capolavoro di Anselm Kiefer. Le opere pittoriche formano, insieme alle “torri”, un’unica installazione – dal titolo I Sette Palazzi Celesti 2004–2015 – che affronta temi già presenti nell’opera site-specific – le grandi costruzioni architettoniche del passato come tentativo dell’uomo di ascendere al divino e le costellazioni rappresentate attraverso la numerazione astronomica – e aggiungono inoltre alcune riflessioni centrali nella poetica dell’artista, quali la relazione tra uomo e natura, i riferimenti alla storia del pensiero e della filosofia occidentale.

Anselm Kiefer: chi è l’artista

Anselm Kiefer nasce a Donaueschingen, in Germania nel 1945. Dopo gli studi in legge e in letteratura, si dedica all’arte. I suoi primi lavori, realizzati nella seconda metà degli anni ’60, sono influenzati dal gesto e dall’opera dell’artista Joseph Beuys. Tra il 1993 e il 2007 Anselm Kiefer si trasferisce a Barjac, nel Sud della Francia, dove ha trasformato una fabbrica della seta di 350.000 metri quadrati nella sua casa-studio. Oggi vive e lavora a Croissy e a Parigi, ma molte delle sue grandi installazioni sono ancora custodite a Barjac, in una sorta di museo personale e opera d’arte totale.

Anselm Kiefer: le opere più importanti dell’artista

Partendo dagli eventi che hanno segnato le vicende storiche dell’Europa nel secolo scorso, Anselm Kiefer, fra gli artisti più rilevanti e influenti della scena contemporanea, esplora nelle sue opere grandi temi quali la storia, l’identità culturale e la creazione di miti.

La produzione degli anni Settanta è guidata dall’esigenza di interrogare l’identità storica e mitologica della Germania, che sperimenta attraverso media diversi, tra cui pittura, fotografia e una fitta produzione di libri d’artista. Nel 1970 la Galerie am Kaiserplatz di Karlsruhe ospita la sua prima mostra personale dal titolo “Anselm Kiefer. Bilder und Bücher” [Anselm Kiefer. Dipinti e libri].

Nel 1971 l’artista si trasferisce a Buchen, nella zona rurale di Walldürn-Hornbach, tra i boschi dell’Odenwald, dove adatta il sottotetto di un ex edificio scolastico a studio e luogo di produzione. L’interno dello spazio di Hornbach compare in un ciclo di opere pittoriche noto come Attic Series – che include i lavori Resurrexit [È risorto] (1973) e Quaternität [Quaternità] (1973) – ed è scelto dall’artista come ambientazione per soggetti ispirati a saghe germaniche e alla tradizione cristiana.

È il 1980 quando Kiefer è invitato insieme al pittore e scultore Georg Baselitz a rappresentare, come esponenti della corrente neoespressionista, la Repubblica Federale Tedesca alla 39. Biennale di Venezia. All’interno del Padiglione tedesco, l’artista espone libri e opere pittoriche realizzati tra il 1970 e il 1980. Nel 1984 è per la prima volta a Gerusalemme con una mostra personale all’Israel Museum, presentata dapprima a Düsseldorf e in seguito a Parigi.
Il viaggio in Israele rappresenta una significativa occasione di studio e di approfondimento della tradizione mistica giudaica e, in particolare, della Cabala, ovvero l’insieme degli insegnamenti esoterici ebraici. Questo immaginario, culturale e simbolico, accompagnerà la produzione dell’artista per tutti gli anni a venire.

Alcuni anni dopo Kiefer partecipa alla collettiva “Saturne en Europe” (1988), ospitata in diverse sedi dei Musées de la Ville de Strasbourg, con una serie di lavori riuniti sotto il titolo di Saturn-Zeit [Il tempo di Saturno] (1987), tutti realizzati, tranne una sola eccezione, in piombo. Durante la seconda metà degli anni Ottanta il tema della malinconia saturnina compare in numerosi lavori che prevedono l’uso del piombo, tra i quali Saturn-Zeit, Schwarze Galle [Bile nera] (1989) e Melancholia (1990-91).
L’uso del piombo e l’idea di malinconia ritornano in una serie di lavori presentati dall’artista in occasione dell’epocale mostra collettiva “Magiciens de la terre”, organizzata nel 1989 a Parigi. Curata da Jean-Hubert Martin, l’esposizione accostava opere di oltre cento artisti provenienti da tutto il mondo, con l’intento di superare le categorizzazioni etnografiche di retaggio coloniale. L’utilizzo del piombo determina anche un importante cambio di formato nella produzione di libri, che Kiefer intensifica in questi anni includendo soggetti derivati dalla mitologia egizia e dall’Antico Testamento. Il libro assume dimensioni sempre maggiori, passando da oggetto a scultura.

Nel 1988 l’artista acquista e ristruttura in Germania, nel Baden-Württemberg, una fabbrica di laterizi in disuso risalente al diciannovesimo secolo. Pensato inizialmente come un “prolungamento” dello studio di Buchen, il complesso di Höpfingen assume velocemente le sembianze di un’unica grande installazione in cui si integrano opere e architettura.
L’anno successivo, proprio per gli spazi dello studio di Höpfingen, Kiefer realizza un ciclo di ventisei sculture dal titolo Himmelspaläste [Palazzi celesti], dedicato a temi tratti dal misticismo ebraico. Dopo alcuni anni, nel 1992, l’artista lascia la Germania per l’Occitania, nel Sud della Francia, trasferendosi a Barjac, in un’area industriale dismessa di circa 40 ettari chiamata La Ribaute.

Nei tre anni successivi Kiefer è impegnato in una serie di viaggi in India, Thailandia, Australia, Giappone e Cina. A seguito di queste esperienze, dal 1996 l’artista realizza grandi tele raffiguranti antichi edifici e rovine: sono soprattutto piramidi e strutture in mattoni le cui forme ricordano le ziggurat sumeriche o la mastaba egizia. La produzione di questi anni include anche paesaggi desertici, spesso caratterizzati dalla presenza di migliaia di semi di girasole applicati sulla superficie della pittura a olio.

Un’altra componente significativa dell’immaginario che Kiefer sviluppa dopo il trasferimento a Barjac è la numerazione del cosmo: dal 1995 l’artista recupera il tema romantico del cielo stellato in una serie di lavori pittorici – tra i più celebri vi è Lichtzwang [Fotocostrizione] (1999), dedicato al poeta Paul Celan (1920-1970).

Questi cieli stellati, in cui l’artista opera una mappatura delle costellazioni attraverso l’utilizzo di sequenze alfanumeriche derivate dalla NASA, sono ispirati al cielo del Sud della Francia e al pensiero di Robert Fludd (1574-1637), filosofo, astrologo e alchimista che professava l’unione fra tradizione cristiana, Cabala e sapere scientifico al fine di raggiungere una visione unica e onnicomprensiva dell’universo.

Dagli anni duemila i temi derivati dal misticismo ebraico prendono forma in interventi ambientali, quali la serie Chevirat Ha-Kelim [La rottura dei vasi] realizzata per la Chapelle Saint-Louis de la Salpêtrière a Parigi. Nello stesso periodo Kiefer declina la visione mistica del “viaggio spirituale” in una serie di ispirate alla letteratura tardoantica delle Hekhalot (letteralmente “palazzi”) dalle quali i cabalisti trassero la raffigurazione di un’ascesa dell’anima articolata in sette tappe conoscitive o Sette Palazzi Celesti.

A partire dalla modalità costruttiva sperimentata a La Ribaute, questo immaginario si concretizza in una serie di “palazzi” monumentali e precari che l’artista realizza assemblando moduli in cemento armato. Questa iconografia ricorre in diversi interventi coevi e successivi: dal teatro San Carlo di Napoli, dove Kiefer riveste il ruolo di scenografo e costumista in occasione della rappresentazione dell’Elektra di Richard Strauss (1864-1949) nel 2003 – poi riproposta nell’aprile del 2017 –, fino a Sternenfall / Chute d’étoiles [Stelle cadenti], presentata al Grand Palais di Parigi nel 2007, e Jericho [Gerico], un’installazione composta da due torri apparentemente instabili collocate all’interno del cortile della Royal Academy of Arts di Londra sempre nel 2007.

Nel 2009, per la celebrazione del ventesimo anniversario dell’Opéra Bastille di Parigi, Anselm Kiefer e il compositore Jörg Widmann lavorano alla produzione dell’opera Am Anfang [In principio], che andrà in scena il 7 luglio dello stesso anno. Le tematiche legate alla cultura della Cabala ritornano nel 2011 in occasione delle mostre “Shevirat Ha-Kelim” presso il Tel Aviv Museum of Art, “Anselm Kiefer. Sefer Hechalot” al Museo de Bellas Artes di Bilbao e “Anselm Kiefer. Salt of the Earth”, ospitata all’interno del Magazzino del Sale della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova a Venezia. Tra le altre importanti occasioni espositive si ricordano la mostra realizzata nel 2013 in collaborazione con la Hall Art Foundation presso il MASS MoCa, Massachusetts, e le importanti retrospettive ospitate alla Royal Academy of Arts di Londra nel 2014 e al Centre Georges Pompidou di Parigi l’anno successivo. Nel 2017 il Musée Rodin di Parigi presenta “Kiefer Rodin”, mostra concepita per raccogliere una serie di lavori ispirati alla produzione di Auguste Rodin (1840-1917).

Tra le mostre più recenti, nel 2019 Kiefer ha presentato i suoi lavori al Couvent Sainte-Marie de La Tourette, edificio religioso progettato da Le Corbusier vicino Lione, Francia, che l’artista aveva visitato da studente. Inoltre, nel 2020 la Kunsthalle Mannheim ha ospitato una mostra personale di Kiefer e lo stesso anno il Panthéon di Parigi ha accolto l’opera permanente realizzata su commissione del Presidente della Repubblica francese. Nel 2021, sempre a Parigi, il Grand Palais Éphémère ha presentato “Pour Paul Celan”, mostra personale in onore di uno dei poeti più apprezzati dall’artista.

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Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Mousse Publishing

Anselm Kiefer. I Sette Palazzi Celesti

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Anselm Kiefer | The Seven Heavenly Palaces 2004-2015

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