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Mostra Passata – SHED

19 Ottobre 2016 - 9 Aprile 2017

Laure Prouvost

GDM – Grand Dad’s Visitor Center

A cura di Roberta Tenconi

La mostra “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” di Laure Prouvost è un’opera d’arte totale che raccoglie oltre quindici lavori – installazioni, video su monitor e proiezioni, sculture e objet trouvé – che danno vita a un singolare museo dedicato al nonno dell’artista, un luogo stratificato e in divenire, dove architettura e contenuti si integrano a vicenda.

Tra gli artisti più interessanti della sua generazione, vincitrice del Turner Prize nel 2013, Laure Prouvost racconta storie complesse con humor surreale, inglobando nel proprio lavoro le modalità della comunicazione contemporanea contraddistinta da una proliferazione e da un grande e costante consumo di immagini. Prouvost si muove con ampia libertà tra diversi sistemi di rappresentazione, alternando da una parte la finzione, il non-senso, il mondo immaginario e onirico e dall’altra la realtà dell’esperienza quotidiana e delle sensazioni umane. I suoi progetti uniscono un’estetica naïf e bric-à-brac, oggetti ordinari, installazioni labirintiche e architetture instabili a un utilizzo elaborato della tecnologia.
In “GDM – Grand Dad’s Visitor Center” il percorso espositivo si sviluppa in ambienti stranianti e atmosfere paradossali: un salone di bellezza, superfici specchianti, stanze inclinate e spigolose, corridoi bui e labirintici, un’area in cui viene offerto il tè e una zona per il karaoke. La mostra alterna luci e suoni, immagini e parole scritte, momenti di quiete e contemplazione a occasioni di euforia, in un viaggio seducente che avvolge il visitatore e che ne richiede la sua piena partecipazione.
Il progetto si ispira alla presunta storia del nonno di Laure Prouvost, prolifico artista concettuale e caro amico del celebre artista tedesco Kurt Schwitters, che scavando un lungo tunnel tra il suo studio e l’Africa, un giorno non ne fa più ritorno, lasciando la moglie – la nonna di Laure Prouvost – unica custode delle sue opere. In particolare, l’idea per il Visitor Center prende avvio nel 2013 con l’installazione video Wantee, in cui compaiono alcune sculture create dal nonno, ma ormai trasformate in oggetti di uso domestico. La costruzione del Visitor Center rimanda anche a una più ampia riflessione sul significato stesso di museo come luogo deputato alla conservazione di opere e alla loro trasmissione nel domani. Nel video dal titolo If It Was (2015) Prouvost ne mette in discussione le convenzioni: immagina uno spazio in cui ballare e cantare, dove i visitatori sono accolti caldamente con un bacio, possono fare Zumba e accarezzare le opere. É un luogo in cui il passato, con in suoi momenti oscuri e impolverati, assume significato nel presente e nel futuro, e in cui il pubblico viene trasportato “attraverso il tunnel della storia” verso “altri luoghi”.
Nei suoi video, Laure Prouvost gioca con i codici espressivi della musica pop, della cultura di massa, del cinema e del web, utilizzando una sovrabbondanza di forme e immagini e ricorrendo alle parole scritte e a un montaggio frenetico per alterare il normale procedere del racconto e degli eventi. Mentre l’uso della propria voce e l’interazione diretta con lo spettatore – che viene chiamato in causa e spesso invitato a compiere delle azioni – rompono la convenzionale distanza tra pubblico e finzione cinematografica. Il visitatore, chiamato a muoversi, a toccare, a ballare e a assaporare del cibo, è coinvolto con tutti i sensi ed è invitato a espandere i confini della sua immaginazione e della realtà visiva.
Centrale nelle opere di Laure Prouvost risulta il tema del linguaggio. L’artista spesso trasforma e mette in discussione il significato delle parole, adatta un testo in immagini, traspone un film in scultura, fino a generare una confusione linguistica – anche attraverso una traduzione sfalsata dalla lingua madre francese all’inglese, idioma assimilato negli oltre diciotto anni trascorsi a Londra.
Una delle opere più significative in mostra è The Wanderer (God First Hairdresser / Gossip Sequence) (2013), un’installazione che riproduce accuratamente il set di un negozio da parrucchiere e in cui è possibile accedere per guardare il video omonimo. L’opera è una delle sette parti di cui si compone The Wanderer, progetto che trasforma in immagini e sculture la surreale interpretazione de Le Metamorfosi di Franz Kafka realizzata dall’artista scozzese Rory MacBeth che ha tradotto il libro senza sapere il tedesco e senza l’ausilio di un vocabolario. La versione di Prouvost porta all’eccesso la confusione della traduzione, dando vita a una bizzarra narrazione in cui Gregor, il protagonista, si perde in un mondo assurdo e letteralmente capovolto, tra bunker e atmosfere da Guerra Fredda e il negozio per pettinature africane di sua madre.
Il tema dell’identitá é sostanziale anche nella genesi del personaggio del nonno che compare in diverse opere presenti in Pirelli HangarBicocca. Tra queste, il video che vede la sua prima apparizione I Need to Take Care of My Conceptual Grandad (2010), girato a Londra all’interno dello studio dell’artista John Latham (1921-2006) a cui Prouvost aveva fatto da assistente per alcuni anni. Il nonno è presente anche nei video The Artist (2010), Wantee (2013) e Grandma’s Dream (2013) – quest’ultimo mostrato all’interno della camera da letto della nonna, un luogo fantastico tutto rosa in cui è più semplice sognare.

Progettazione architettonica Diogo Passarinho

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